Ocean Drive

Vacanze a Miami: 5 miti da sfatare

“Miami? No…e che ci vado a fare? Ci sono tanti altri posti interessanti da vedere prima di Miami!”. Approccio difeso strenuamente finché il destino non decide di riservarmi un biglietto a/r a poco meno di 200 euro…proprio per la tanto snobbata Miami.

Eccomi quindi alla volta di Miami, in barba alla coerenza. Eccomi quindi ad “autosmentirmi”, rivedendo almeno 5 dei miti, o veri e propri pregiudizi, che ho da sempre avuto nei confronti di questa città.

1. Miami, in sé, merita al massimo 3 giorni…

Ho trascorso un’intera settimana a Miami senza aver mai provato senso di insoddisfazione o insofferenza! Completare la visita in città con una giornata alle Everglades o con un giro sulle Isole Keys è certamente un’ottima idea ma se sei talmente scarica da non volerne sapere di noleggi auto e voli interni…sappi che Miami con il suo mare, la vivacissima vita metropolitana, il noto delirio notturno, può benissimo meritare, da sola, le 11 ore di volo dall’Italia!

little havana

2. Miami è…Miami Beach!

È innegabile, fare ingresso in una delle bianche spiagge con torretta di South Beach, vedere sfrecciare le auto della Police (o meglio, di CSI!) sul lungomare o ancora passeggiare su Ocean drive tra i colori pastello degli hotel Art Decò e le cabrio tirate a lucido, è un’esperienza entusiasmante. Solo New York era riusicita a regalarmi tanti miti e cliché tutti in una volta. Miami è questo ma è tanto altro ancora…Miami sono i ristoranti cubani e gli accaniti giocatori di domino a Little Havana, sono i grattacieli fieri e i locali fighetti pieni di biz men a Downtown. Miami sono i motel romantici e decadenti di MIMO e l’inesauribile cantiere di street art che è Wynwood. Miami sa di insalate di gamberi e salsa guacamole, sa di caipirinhe sorseggiate all’ombra di una palma e di un fenicottero rosa.

3. Miami non è Miami se non sei al volante di una cabrio

Ok, il video di Will Smith ci ha condannate ad un unico, diabolico, desiderio: “io e la mia migliore amica in bikini su una cabrio che sfrecciamo in Ocean Drive con lo sguardo da fighette irriverenti”. Non dico che non si possa fare. Un’auto a noleggio – cabrio inclusa – non è particolarmente costosa in Florida…ma rinunciarci non renderà meno entusiasmante l’esperienza, garantito! I parcheggi costano, guidare in città non è propriamente semplice ma soprattutto, un’auto toglierebbe l’opportunità di un giro sul Metromover (la mitica circolare senza conducente), un salto sul pittoresco Trolley  – entrambi gratuiti! – e le mille chiacchiere con i gentilissimi conducenti di Uber, che voglio eleggere mezzo top per gli spostamenti dentro e fuori città.

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4. A Miami il mare non è un granché…

Il mio ultimo giorno di permanenza a Miami ho trovato un mare così cristallino, così caldo ed accogliente che una lacrima di gioia mista ad euforia è scesa sul mio volto facendo ingresso in acqua. Il mare a Miami può essere splendido, non c’è che dire. Vero è che condizioni climatiche, alghe, correnti possono riservare percezioni molto variabili anche da un giorno all’altro. Io ho trovato un’acqua deludente e piena di alghe a Key Biscayne, da molti suggerito quale alternativa selvaggia alle spiagge “cittadine”. Una regola, a quanto pare, non c’è.

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5. A Miami sono tutte modelle e palestrati…abbronzatissimi!

Mi sono appropinquata in spiaggia, il primo giorno, con la stessa tensione che si prova ad un esame. Ne ero certa, la mia carnagione color latte avrebbe attirato gli sguardi inorriditi di Pamela Anderson e David Hasselhoff che mi avrebbero invitato ad uscire dall’acqua e a chiudermi in una palestra con solarium. Ebbene niente di tutto questo è mai accaduto. Di bella gente, specialmente sulla spiaggia di Ocean Drive ne ho incontrata, sia chiaro. Ma la concentrazione di “mitici” era ben lontana dal mio immaginario. Siamo pur sempre negli States…dove la gente si disseta con frappuccini alla panna e spezza la fame con pollo fritto. Lo stile alimentare non proprio da manuale era tangibile, altro che tartarughe! 

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Poi succede che una mattina ti svegli nella stanza 403 del Sinbad Motel e ti accorgi che il giorno del rientro a casa è arrivato. Un magone ti assale almeno quanto la speranza di un overbooking che ti consenta di rimanere una notte ancora…solo una! Allora capisci che gli argomenti di cui ti eri nutrita sino ad allora erano solo stupidissimi pregiudizi, frutto di racconti superficiali di persone che hanno vissuto quell’esperienza solo in parte. Ed è così che, lungo la strada per l’Aeroporto, con il cuore colmo di vergogna per averla tante volte sminuita, ti trovi a sussurrarle “Arrivederci, Miami”.

Valentina

Valentina

Nasco a Roma, dove mi occupo di product development per una grande compagnia assicurativa. Sogni? Sì, aprire un ristorante. Nel frattempo viaggio lontano, leggo John Fante e riscopro Twin Peaks. Inevitabilmente attratta dalle contraddizioni della società contemporanea, mi piace osservarne le sfumature e giocarci con ironia. "See, i’m stuck in a city, but i belong in a field".

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