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Jardin Majorelle: qui fiorì l’arte di Yves Saint Laurent

“Sono 40 anni che viviamo Marrakech. Abbiamo un debito di vita ed un debito artistico nei confronti del Marocco, il nostro Paese d’adozione”. Sono le parole commosse di Pierre Bergé al Jardin Majorelle di Marrakech, durante la cerimonia di spargimento delle ceneri di Yves Saint Laurent, suo amato socio e compagno. Parole struggenti che raccontano il legame indissolubile dei due con il Marocco. Già, perché è una lunga e appassionata storia d’amore, quella che unisce questo Paese ad Yves Saint Laurent e Pierre Bergé, i due uomini al vertice della casa di moda più celebre del XX secolo. 

Yves Saint Laurent, si sa, è stato un rivoluzionario, un uomo al passo con i tempi e con i grandi cambiamenti che hanno interessato la società di allora. Cambiamenti che ha saputo anticipare, cogliere, interpretare e con cui ha saputo giocare rendendoli strumento di una donna libera e indipendente. Traendo ispirazione dal Marocco, sua seconda patria, dai viaggi in Oriente e dal suo dialogo esclusivo con l’arte, ha reso ogni collezione un gioiello capace nel tempo di concorrere ad uno stile autentico e inconfondibile. Del resto “la moda non è un’arte, ma c’è senz’altro bisogno di un artista per creare moda”, affermava Pierre Bergé in un’intervista di qualche anno fa.

Marrakech nel cuore

Yves Saint Laurent e Pierre Bergé conoscono Marrakech nel 1966 e se ne innamorano immediatamente. Allora la città non era altro che una medina in laterizi rosa, circondata da un palmeto ai piedi dell’Atlante innevato, il cui silenzio era rotto solamente dal rumore delle carrozze. Diventano pazzi di Marrakech e solo nove giorni dopo la sua scoperta, decidono di acquistare la dimora di un principe cambogiano, Dar el Hach (la maison du serpent), la cui terrazza inizia ad essere frequentata da personaggi del calibro di Mick Jagger.

Ma Yves Saint Laurent e Pierre Bergé sono anche assidui frequentatori del Jardin Majorelle, un affascinante giardino aperto al pubblico dal 1947, poco fuori la medina, che racchiude l’animo del suo creatore, il pittore francese Jacques Majorelle. Dopo essersi trasferiti nella dimora di Dar es Saada (la maison du bonheur et de la sérénité), nel 1980 riescono ad acquistare anche l’ormai semi abbandonato Jardin Majorelle, nonché la villa in stile moresco che sorge al suo interno, Villa Oasis, ben presto loro nuova dimora ed inesauribile fonte di ispirazione per le proprie creazioni. 

Ecco quindi che ha inizio una grande e appassionata impresa, quella di riportare a nuova vita un autentico tesoro, abitato da un’eccezionale varietà di piante e fiori, dove l’artista Jacques Majorelle era riuscito a fare dei colori un utilizzo magistrale, ispirandosi alle vivaci decorazioni degli infissi delle case berbere. E’ così che il giardino e la sua villa tornano all’originario splendore, in un’esplosione di toni brillanti dove il celebre Blu Majorelle (un blu cobalto elettrico, riscoperto e selezionato personalmente da Yves Saint Laurent) riprende vigore in un gioco di contrasti con il giallo limone che distingue i grandi vasi in terracotta.

Non solo, la flora viene man mano arricchita passando dalle 145 specie del 1999 alle 300 attuali, dando vita ad un vero e proprio eden che si snoda tra alberi ad alto fusto e dense foreste di bambù, per approdare in un giardino di cactus. La dimessa villa pubblica torna ad essere un luogo incantevole incorniciato da pareti ocra, un labirinto di vicoli che si intersecano e si incontrano tra un padiglione in stile moresco, una struttura art decò, un piccolo canale, dove il silenzio si alterna allo scorrere lento delle fontane e al verso remoto di qualche rana.

Dopo la scomparsa di Yves Saint Laurent, nel 2008, il giardino diviene proprietà della fondazione Pierre Bergé-Yves Saint Laurent, che mira alla conservazione del patrimonio artistico dello stilista: circa 20 mila opere tra abiti di haute couture ed accessori e 50 mila tra disegni ed oggetti vari! 

Una passeggiata al Jardin Majorelle è tuttora una delle più belle sorprese che Marrakech possa regalare, una tappa che non bisognerebbe mai tralasciare nella definizione del proprio itinerario in Città. Come scrisse Marguerite Yourcenar in una lettera allo stesso Yves: “i giardini hanno uno stile così come i libri, i vestiti e i gioielli. E questo è di un’armonia inimitabile”.

Valentina

Valentina

Nasco a Roma, dove mi occupo di product development per una grande compagnia assicurativa. Sogni? Sì, aprire un ristorante. Nel frattempo viaggio lontano, leggo John Fante e riscopro Twin Peaks. Inevitabilmente attratta dalle contraddizioni della società contemporanea, mi piace osservarne le sfumature e giocarci con ironia. "See, i’m stuck in a city, but i belong in a field".

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